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Quintetto al Barbican di Londra

rassegna stampa del tour Best of Be

Quintetto al Barbican di Londra

 

 ph Alex Brenner


Il vincitore della scorsa edizione del festival – ed è chiaro il perché – è sublime e al contempo ridicolo, ma è anche un opportuno monito della scala delle difficoltà finanziarie nell'ambito delle arti.

L'idea è questa: i finanziamenti per la troupe di cinque danzatori – condotta da Marco Chenevier – sono stati tagliati e lo staff tecnico non si presenta allo spettacolo, lasciando il performer alla mercè dei membri del pubblico che, invitati a partecipare, assumono il controllo, e la licenza creativa, sul suo lavoro. Chenevier è un interprete accattivante con impeccabili tempi comici e intuizione. Questa è partecipazione del pubblico al suo meglio.

Georgia Snow, The Stage

 

  

L'ultimo pezzo – vincitore della scorsa edizione – è il migliore dei tre. Quintetto è interpretato da Marco Chenevier, italiano, che ci spiega che, a causa di tagli ai finanziamenti e restrizioni dei budget, il cast completo e il team tecnico non potranno essere presenti. Quindi avrà bisogno di un piccolo aiuto.

E' un tributo estremamente sagace alla natura caotica, fai-da-te del teatro, ma mette anche in scena una parodia di un mondo in cui il finanziamento alle arti non esiste: un mondo di lavori raffazzonati, nessuno stipendio, tempistica imperfetta e caos. E' assolutamente rigenerante poter vedere uno scorcio della creazione teatrale in Europa.

 

Daisy Bowie-Sell, What's on Stage 

 

 

Il pezzo finale è decisamente il momento culminante. [...] Caotico, esilarante e a tratti anche toccante – c'è qualcosa di inevitabilmente commovente nell'assistere ad un gruppo di completi estranei che collabora con questa energia (anche se in modo insensato).[...] Quando la tendenza prevalente nel modo dell'intrattenimento popolare è la passività del pubblico, lavori come questo sono intrinsecamente politici: mostrare il dito alle convenzioni precostituite e chiedere la reinstaurazione di una relazione diretta tra interprete e pubblico è ciò che rende le arti performative così uniche.

 

Luke Davies, Plays to See

 

 

L'energia esplosiva di Marco Chenevier durante tutto il lavoro è una visione da conservare nella memoria. […] Chenevier dimostra la sua arguzia tagliente con battute irruenti e improvvisate in risposta ad ogni errore. Nonostante non avessi mai visto o sentito parlare di Rita Levi-Montalcini prima di questa sera, la sua rappresentazione offertaci da Chenevier è stata meravigliosa: indossando un blazer verde, gambaletti marroni e con i capelli pieni di talco, il suo corpo ingobbito e le labbra socchiuse hanno certo impersonato una versione completa, iperrealistica dell'amata scienziata. Ma quando il lato comico della performance viene messo da parte, siamo finalmente spettatori di una magnifica performance di danza, interpretata con splendore e intenzione. Il talento di Chenevier per la commedia e la coreografia è innegabile, una fine gloriosa per una serata piena di eccezionale bravura.

Amy Young, Theatre Bubble

 

 

La compagnia italiana TIDA ha creato uno degli spettacoli dell'anno con Quintetto.

[Questo] potrebbe essere lo spettacolo più divertente che abbia visto in tutto l'anno.

E' l'esecuzione che fa la differenza, in Quintetto. All'inizio Chenevier è rilassato, quasi ossequioso, rispetto alla partecipazione del pubblico: nessuna pressione, dice, qualsiasi cosa facciate andrà bene. Ma nella performance, il suo ego infuriato e il perfezionismo artistico emergono, e si trasforma in una frusta tonante. E' una brillante svolta comica finto-seria, esperta nella gestione dei volontari, che non sono mai messi alla berlina e anzi sono liberi di essere tanto comici quanto innocui secondo la loro volontà. Dalle nuvole di talco che si spandono dai suoi capelli (è vestito come una scienziata centenaria – non chiedete il perché), passando per le occhiate di fuoco che scocca ai suoi goffi complici, fino alla sua aria ferita nel vedere lo show collassare attorno a sé, la performance di Chenevier è certo degna di un premio per la migliore commedia al Fringe di Edimburgo, o di una recensione a cinque stelle [...]

C'è una particolare qualità nella commedia inaspettata che la commedia tout-court non riesce a catturare facilmente […] L'incertezza che queste performance generano rispetto a ciò che stiamo guardando – quello stato dell'arte che è capace di toglierci il tappeto da sotto i piedi, di cambiare forma – permette di stimolare e intensificare il tipo di risata che nasce quando qualcosa di divertente ti arriva completamente fuori contesto.

Questa è la risata di cui ho avuto esperienza lo scorso sabato sera, quando la performance di Chenevier mi ha ricordato in modo glorioso che ci sono persone competentemente divertenti che operano in tutti gli ambiti delle arti performative, non solo nella commedia – e che queste sono spesso categorizzazioni prive di significato. […]

Questo weekend, ho un'altra performance da aggiungere a quella nutrita schiera di non-comici estremamente divertenti.

Brian Logan, The Guardian

 

 

 

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